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AUTISMO: COME, QUANDO E DOVE TRATTARLO

  1. COME TRATTARLO?


Non è possibile individuare un intervento, esclusivo e specifico, per tutti i bambini affetti da autismo, a causa della variabilità e complessità dei sintomi.1

Il percorso terapeutico deve evolversi e modificarsi in funzione dell’evoluzione e dei cambiamenti, in itinere, del disturbo. Quanto più complesso appare il quadro clinico più è necessario individuare obiettivi intermedi, ciascuno dei quali può prevedere più interventi per la sua realizzazione.

Il percorso terapeutico dovrebbe prevedere l’attivazione di una serie di interventi finalizzati a:

  • arricchire l’interazione sociale;

  • incrementare la comunicazione;

  • facilitare l’ampliamento degli interessi e rendendo più flessibili gli schemi di azione.

Tutto questo con il coinvolgimento attivo dei genitori e con il continuo adattamento dell’intero contesto ambientale.

  1. QUANDO TRATTARLO?


Perché un percorso terapeutico possa essere considerato favorevole deve prevedere un intervento2:

  1. Precoce: per avere la possibilità di “operare” in un periodo in cui le strutture encefaliche non hanno assunto una definita specializzazione funzionale e le funzioni mentali, pertanto, sono in fase di attiva maturazione e differenziazione;

  2. Intensivo: per avere una varietà di situazioni strutturate, nell’ambito delle quali il bambino possa confrontarsi con nuove esperienze, nuove attività e nuovi modelli di relazione. Per quel che riguarda la famiglia, bisogna ugualmente organizzare situazioni strutturate, nell’ambito delle quali è necessario lavorare sul disorientamento genitoriale per attivare le loro naturali risorse e coinvolgerli nel progetto terapeutico;

  3. Curricolare: per aver un ordine sequenziale che scandisca il percorso terapeutico, una definizione chiara degli obiettivi e il loro continuo monitoraggio.

 

  1. DOVE TRATTARLO3?

Nel corso dei decenni numerosi sono stati i trattamenti, farmacologici, riabilitativi, educativi, sociali, che sono stati proposti e attuati per il Disturbo Autistico.

Di seguito si elencheranno alcuni di essi cercando di individuare il contesto più consono e adatto alla loro applicazione (centro di riabilitazione, scuola, casa, piscina):

  1. TEACCH: con questo acronimo s’intende indicare l’organizzazione dei servizi per persone autistiche che prevede una presa in carico globale, cioè in ogni momento della giornata, in ogni periodo dell’anno e della vita. Tale programma si pone l’obiettivo di migliorare l’ autonomia nella vita personale, sociale e lavorativa, attraverso strategie educative che potenzino le capacità della persona autistica.

Perché risulti efficace è necessario che l’intervento avvenga in un centro di riabilitazione, in casa e a scuola.

  1. Metodo Etodinamico: Si svolge in una stanza spaziosa dotata di attrezzature (tavolo, sedie, divani, giocattoli) in cui il bambino è libero di muoversi e di interagire in attività ludiche con il genitore presente; al terapeuta spetta il compito di stimolare il genitore a essere propositivo verso il figlio. I due metodi tendono a sviluppare le potenzialità emotive e la collaborazione tra il piccolo paziente e i genitori che si alternano nella stanza.

Perché risulti efficace è necessario che l’intervento avvenga in un centro di riabilitazione e se adeguatamente attrezzata anche in casa.

  1. TED: è considerata una terapia di scambio e sviluppo e si basa sull’interazione reciproca tra il bambino e gli operatori (l’ambiente) in modo da favorire le capacità di socializzazione e di comunicazione. Essa si propone di favorire le capacità funzionali del bambino incoraggiandone le iniziative in un clima di tranquillo, disponibile e sereno, termini che non rappresentano solo una modalità generica di approccio trasversale alla maggior parte dei trattamenti riabilitativi ma giocano un ruolo preciso sul versante neurofisiologico.

Perché risulti efficace è necessario che l’intervento avvenga soprattutto in un centro di riabilitazione adeguatamente organizzato.

  1. Metodo Delacato: è un programma neuro-riabilitativo che lavora sulla correzione dei disturbi comportamentali presenti nei soggetti affetti da sindrome autistica o da altre patologie che interessano il Sistema Nervoso Centrale. Il metodo consiste nella somministrazione di somministrare esercizi sensoriali e motori per cinque giorni a settimana per circa due ore e mezza al giorno, suddivisi in più momenti della giornata (a scelta dei genitori). Ogni esercizio può essere applicato una o più volte al giorno per un tempo che va da un minimo di trenta secondi ad un massimo di due minuti consecutivi.

Perché risulti efficace è necessario che l’intervento avvenga soprattutto in casa, dopo un adeguato training presso il centro di riabilitazione promotore di tale metodo.

  1. ABA: l’acronimo sta per Analisi Comportamentale Applicata e il metodo prevede l’applicazione dei dati che derivano dall’analisi del comportamento per comprendere e migliorare le relazioni che intercorrono fra i comportamenti e le condizioni esterne. L’attenzione dell’ABA è rivolta ai comportamenti socialmente significativi (abilità scolastiche, sociali, comunicative, adattive).

Perché risulti efficace è necessario che l’intervento avvenga in casa e a scuola con l’ausilio di un trainer specializzato e formato con il metodo ABA.

  1. Psicomotricità: la terapia psicomotoria tende ad aprire alla comunicazione attraverso la relazione col terapeuta: partendo dalle competenze e modalità proprie ad ognuno, il terapeuta guida il bambino ad organizzare e integrare le funzioni, a differenziare, ad accedere a nuove modalità di azione e di relazione e al piacere di fare, pensare, conoscere e comunicare. Lo strumento specifico che individua la terapia psicomotoria è il corpo nelle sue dimensioni toniche ed emozionali, nelle sue posture e gestualità. Gli strumenti operativi della terapia psicomotoria sono: la strutturazione di un contenente spazio-temporale costante, la stimolazione tonica sensoriale ed emotiva, la possibilità della condivisione del vissuto del piacere senso-motorio, la proposta di oggetti esperienziali, l'uso della voce e il mettere semplici parole sul vissuto emotivo del bambino.

Perché risulti efficace è necessario che l’intervento avvenga in un centro di riabilitazione.

  1. Animal Assited Therapy: in questo tipo di terapia gli animali entrano in scena e diventano co-protagonisti del processo terapeutico. Essa può essere:

  • terapia con il mezzo del cavallo, o ippoterapia, in cui vengono sfruttate alcune caratteristiche fisiche del cavallo, insieme a valenze psicologiche e sociali legate al cavallo ed all'ambiente del maneggio;

  • terapia a con i delfini: a questa specie, che vive appunto in ambiente marino, quindi molto diverso dal nostro, è sempre stata riconosciuta una particolare abilità ad entrare in contatto con gli esseri umani, ed a interagire e giocare in modo del tutto spontaneo con loro. I delfini hanno una particolare capacità di comprendere certi tipi di linguaggio umano, come il linguaggio dei segni. Per queste caratteristiche, unite ad una spiccata intelligenza, è stata presa in considerazione l’idea di utilizzare i delfini a scopo terapeutico nell’autismo.

Perché risulti efficace è necessario che l’intervento avvenga in centri riabilitativi specializzati in

ippoterapia e delfino terapia.

  1. TMA: La Terapia Multisistemica in Acqua è una terapia sviluppata in ambiente naturale con un modello teorico di riferimento e una metodologia strutturata attraverso fasi, che utilizza inoltre metodiche cognitive, comportamentali, relazionali e senso motorie.
    Il fine ultimo della terapia non è l’insegnamento del nuoto, né l’uso di quest’ultimo per svago o ricreazione, anche se il gioco e lo stare bene insieme vengono utilizzati come elemento facilitante la relazione e la gestione delle emozioni. Il nuoto è utilizzato come veicolo per raggiungere obiettivi terapeutici e attuare il processo di socializzazione e integrazione con il gruppo dei pari. Il bambino che impara a nuotare durante l’intervento può ridefinire le relazioni con il terapeuta e con gli altri bambini. Raggiunta l’autonomia, infatti,il soggetto, che nella fase iniziale aveva mostrato soltanto evitamento e allontanamento, ora può dimostrare, in piena indipendenza, un’intenzionalità relazionale con il terapeuta e con l’eventuale gruppo d’integrazione. Il soggetto quando si appresta ad imparare le attività natatorie, si sente libero di esplorare l’ambiente acqua e capace di interagire in quest’ultimo. Utilizzando tali nuove capacità acquisirà autostima e un senso di autoefficacia supportato e rinforzato dal terapeuta e dalla famiglia. In sintesi l’applicazione clinica della TMA, favorisce l’apprendimento e lo sviluppo del bambino autistico a livello emozionale, cognitivo, comportamentale, sensomotorio, sociale e comunicativo.


1 AUTISMO: Complessità dei sintomi e Incertezza delle cause

2 “Educating Children with Autism”, 2002 National Research Council


3 Ognuno dei trattamenti elencati perché abbia una maggiore validità ed efficacia deve essere inserito in un programma d’intervento individualizzato e multidisciplinare.


A cura della dott.ssa Marina Mazzotta, Psicologa, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

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