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NUOTO PER DISABILI E AUTISMO

    Nuoto e Disabilità: benefici fisiologici, relazionali, affettivi e sociali

    Il nuoto rappresenta uno sport “completo”. Mentre nuotiamo attiviamo contemporaneamente un gran numero di muscoli e di fasce muscolari; è importante sottolineare l’importanza che riveste questo sport non soltanto sul corpo. Molti sono gli elementi che lo rendono uno “sport speciale” primo fra tutti, la cornice nella quale si inserisce e che lo caratterizza: l’acqua.

    L’acqua, utilizzata in maniera corretta, può rappresentare la fonte per il raggiungimento del benessere psicofisico.

    Galleggiare, lasciandosi cullare dalle onde e facendosi sorreggere dall’acqua, permette al corpo di raggiungere il rilassamento muscolare.

    Secondo il principio di Archimede, un corpo immerso in acqua riceve una spinta verticale dal basso verso l’alto. Partendo da questo assunto possiamo affermare che: “L’acqua ci sostiene in modo naturale”.

    Essa, essendo molto più densa dell’aria, facilita i movimenti, perché il peso del corpo immerso in acqua è alleggerito.

    In acqua ci sembra di diventare leggeri e di riappropriarci di tutte le sensazioni che il nostro corpo ci invia.

    L’acqua permette di mantenere e recuperare il benessere psicofisico, riportando il soggetto ad una condizione di originaria fusione e promuovendo il passaggio dalla fusione alla differenziazione. L'acqua è portatrice di una forte ambivalenza. E’ contemporaneamente “pacificatrice, piacevole, rilassante, chiara, limpida”, ma anche “oscura, minacciosa, profonda, violenta”. L’acqua porta con sé una ricchezza naturale. L’esperienza che si può fare immersi nell’acqua è un’esperienza di tipo “globale”sollecitando non solo la sfera psicologica, ma anche quella sensoriale, motoria, cognitiva, sociale. Queste ricchezza di elementi rende l’ambiente acquatico particolarmente favorevole allo svolgimento di attività ludiche e riabilitative anche con i bambini disabili.

    L'ambiente acquatico è sicuramente molto indicato nello svolgimento di un'attività motoria in varie tipologie di disabilità, sia quando quest'attività è effettuata ai fini di un generico mantenimento delle funzioni motorie, ovvero prevalentemente nel recupero e condizionamento dell'apparato locomotore e cardiovascolare, sia quando è intesa come completamento e supporto a fini espressamente terapeutici.

    In caso di paraplegia, oltre ai benefici fisiologici , l'acqua offre a queste persone la possibilità di movimento, permettendo loro di acquistare autonomia. Il soggetto può infatti imparare a spostarsi in acqua e a nuotare da solo. Le persone affette da spasticità ottengono benefici soprattutto grazie al rilassamento muscolare dovuto al massaggio dell'acqua, quindi riescono a compiere gesti a loro impossibili fuori e con maggiore ampiezza di movimento. I movimenti bruschi sono frenati e la densità dell'acqua offre sostegno al corpo.

    Per coloro che sono affetti da distrofia muscolare, ma anche da atrofia muscolare, il sostegno dell'acqua permette maggiori possibilità di movimento. Il nuoto inoltre rappresenta anche un'occasione di svago e, a volte, di affermazione sociale, come dimostrano molti esempi alle paraolimpiadi.
    Le persone non vedenti in acqua riescono a sviluppare maggiormente la loro capacità di orientamento. L'acqua permette loro di stimolare maggiormente i propriocettori e i recettori tattili di tutto il corpo. La piscina rappresenta per loro un ambiente circoscritto. L'acqua attutisce ogni tipo di colpo. E' questo un ambiente per loro più favorevole in quanto devono tenere sotto controllo un numero più limitato di fattori spaziali. I bambini non vedenti dalla nascita in acqua possono recuperare numerose esperienze motorie, basilari per il normale sviluppo dell'intelligenza, ed hanno stimoli significativi verso l'autonomia.

    Il nuoto risulta essere molto adatto anche per i non udenti. In piscina il canale che prevale maggiormente è la comunicazione non verbale. L'istruttore, infatti, normalmente dà poche indicazioni orali e tende maggiormente a mimare gli esercizi.
    Negli ultimi anni, grande successo sta riscuotendo l'utilizzo del nuoto con ragazzi autistici o con disturbi generalizzati dello sviluppo. Con questi soggetti l'acqua
    facilita il mantenimento dell'attenzione condivisa e congiunta, offre intense stimolazioni sensoriali; facilita la gestione degli aspetti emotivi offrendo contenimento emotivo; facilita la gestione dei disturbi comportamentali (aggressività, stereotipie); aumenta il contatto oculare; favorisce l'integrazione sociale; stimola il desiderio di esplorazione; promuove l'accrescimento dell'autostima, quando viene conquistata l'autonomia di movimento in acqua; stimola le capacità di coordinamento motorio.

    E’ partendo da queste considerazioni che è nata la Terapia Multisistemica in Acqua (TMA) di Giovanni Caputo, Giovanni Ippolito e Paolo Maietta.

    La TMA, frutto di più di sedici anni di esperienza, è una terapia adatta a bambini con autismo, disturbi pervasivi dello sviluppo e altre patologie della relazione.

    La Terapia Multisistemica in acqua (TMA) è una terapia che utilizza un elemento naturale (acqua) all'interno di un ambiente strutturato (piscina pubblica), secondo un modello teorico di riferimento e una metodologia organizzata attraverso fasi, e che si avvale di tecniche cognitive, comportamentali, relazionali e senso-motorie (Caputo G., Ippolito G., Maietta P., 2008).

    Gli obiettivi terapeutici consistono nel migliorare gli aspetti compromessi e caratterizzanti il disturbo generalizzato dello sviluppo.

    Le tecniche natatorie vengono utilizzate come veicolo per raggiungere obiettivi terapeutici ed attuare successivamente anche il fondamentale processo di socializzazione ed integrazione con il gruppo dei pari.

    La paura o la gioia di stare in acqua che il bambino sperimenta, vengono usati come “attivatori emozionali e relazionali”, capaci di avviare una primordiale richiesta di sostegno e di accudimento.

    Il gioco viene utilizzato come strumento per promuovere la relazione e migliorare la gestione delle emozioni.

    Perché “Terapia”? Terapia perché si attua attraverso la pianificazione di un intervento individualizzato e interpersonale, volto a influenzare i disturbi del comportamento con mezzi prettamente psicologici verbali e non verbali, in vista di un obiettivo elaborato.

    Perché “Multisistemica”? Multisistemica perché valuta e interviene sui diversi sistemi funzionali del bambino, ossia sul sistema relazionale, cognitivo, comportamentale, emotivo, senso-motorio e motivazionale.

    Perché in “Acqua”? In Acqua perché l’acqua è un “attivatore emozionale e relazionale” che spinge il bambino a cercare il primo contatto con il terapeuta. Il bambino, in acqua, istintivamente si aggrappa al terapeuta il quale deve saper trasformare in senso positivo questo “aggrappamento istintivo”, riempiendolo di contenuti e significati relazionali (Caputo G., Ippolito G., Maietta P., 2008).

    E' interessante vedere come il bambino, inizialmente chiuso nel suo mondo, attraverso la TMA e la relazione significativa che instaura con il terapista, inizi a modificare i suoi schemi comportamentali disfunzionali, rompendo la “bolla” che lo circonda e lo isola.


    A cura della dr.ssa Grazia Maggio psicologa e psicoterapeuta

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