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LE DIVERSE PATOLOGIE A CUI PUO' ESSERE RIVOLTA LA T.M.A

    La TMA, pur nascendo dall’esperienza decennale fatta con bambini e ragazzi con disturbo autistico, può essere generalizzata ad altri tipi di disturbi. Alcuni di questi disturbi presentano caratteristiche comuni all’autismo, altri, invece, hanno una sintomatologia diversa.

    Dalla pratica e dall’osservazione clinica si è notato che la TMA è utile anche per i bambini che hanno un’ansia elevata, fobia specifica dell’acqua, per bambini iperattivi, oppositivi e provocatori, con disturbi dell’attenzione, ritardo mentale, con disturbi della condotta, e ancora per soggetti che presentano problemi motori e relazionali, per soggetti con sindrome di down, per soggetti psicotici.

    È necessario sottolineare che la TMA non deve essere utilizzata da sola, ma deve essere affiancata da altri interventi terapeutici e se necessario da cure farmacologiche.

    Ovviamente, non presenta nessuna controindicazione, soprattutto se si condividono gli obiettivi con altre figure professionali, per il raggiungimento del benessere del soggetto beneficiario.

    Di seguito elencheremo solo alcune delle tante patologie già trattate con la TMA. Le informazioni sui vari tipi di disturbo sono stati estrapolate dal manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali, oggi alla sua IV edizione (D.S.M.IV Tr. Edito Masson), ad eccezione della sindrome di Down e dei disturbi motori, per i quali si sono utilizzate svariate fonti.

    1 DISTURBO IPERANSIOSO DELL’INFANZIA


    La caratteristica essenziale del Disturbo d'Ansia Generalizzato e il Disturbo Iperansioso dell’infanzia è la presenza eccessiva di ansia e preoccupazione (attesa apprensiva), le quali si manifestano in un arco temporale di almeno 6 mesi, e nei riguardi di una quantità di eventi o attività.

    L'individuo ha difficoltà a controllare ansia e preoccupazione che sono accompagnate da almeno tre dei seguenti sintomi addizionali: irrequietezza, facile affaticabilità, difficoltà a concentrarsi, irritabilità, tensione muscolare, e sonno disturbato (nei bambini è richiesto un solo sintomo addizionale).

    Sebbene non sempre gli individui con Disturbo d'Ansia Generalizzato possano riconoscere le preoccupazioni come "eccessive", essi riferiscono un disagio soggettivo dovuto alla preoccupazione costante, una difficoltà a controllare la preoccupazione, e manifestano una conseguente compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

    L'intensità, la durata, o la frequenza dell'ansia e della preoccupazione sono eccessive rispetto alla reale probabilità o impatto dell'evento temuto. La persona trova difficile impedire che i pensieri preoccupanti interferiscano con l'attenzione ai compiti che sta svolgendo, e ha serie difficoltà ad interrompere la preoccupazione.


    2 RITARDO MENTALE

    La caratteristica fondamentale del Ritardo Mentale è un funzionamento intellettivo generale, significativamente al di sotto della media che è accompagnato da importanti limitazioni del funzionamento adattivo in almeno due delle seguenti aree delle capacità di prestazione: comunicazione, cura della persona, vita in famiglia, capacità sociali/interpersonali, uso delle risorse della comunità, autodeterminazione, capacità di funzionamento scolastico, lavoro, tempo libero, salute, e sicurezza. L'esordio deve avvenire prima dei 18 anni.

    Il Ritardo Mentale ha molte diverse eziologie e può essere visto come la via finale comune, di vari processi patologici che agiscono sul funzionamento del sistema nervoso centrale.

    Il funzionamento intellettivo generale è definito dal quoziente di intelligenza (QI) ottenuto tramite la valutazione con uno o più test di intelligenza standardizzati, somministrati individualmente.

    I soggetti con Ritardo Mentale giungono alla osservazione più per le compromissioni del funzionamento adattivo, che per il QI basso. Il funzionamento adattivo fa riferimento all'efficacia con cui i soggetti fanno fronte alle esigenze comuni della vita, e al grado di adeguamento agli standard di autonomia personale previsti per la loro particolare fascia di età, retroterra socioculturale, e contesto ambientale.

    3 DISTURBO DA ATTENZIONE E IPERATTIVITA’

    La caratteristica fondamentale del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è una persistente modalità di disattenzione e/o di iperattività-impulsività che è più frequente e più grave di quanto si osservi tipicamente in soggetti ad un livello di sviluppo paragonabile. Alcuni sintomi di iperattivà-impulsività o di disattenzione, che causano menomazione, devono presentarsi prima dei 7 anni di età, sebbene molti soggetti siano diagnosticati dopo che i sintomi sono ormai evidenti da diversi anni. Una certa compromissione a causa dei sintomi deve essere presente in almeno 2 contesti (a casa e a scuola, o al lavoro). Deve chiaramente risultare un'interferenza col funzionamento sociale, scolastico, o lavorativo, adeguato rispetto al livello di sviluppo.

    La disattenzione può manifestarsi in situazioni scolastiche, lavorative, o sociali. I soggetti con questo disturbo possono non riuscire a prestare attenzione ai particolari, o possono fare errori di distrazione nel lavoro scolastico o in altri compiti. Il lavoro è spesso disordinato e svolto senza cura e senza ponderazione. I soggetti spesso hanno difficoltà a mantenere l'attenzione nei compiti o nelle attività di gioco, e trovano difficile portare a termine i compiti.

    Spesso sembra che la loro mente sia altrove o che essi non ascoltino o non abbiano sentito quanto si è appena detto loro. Possono esservi frequenti passaggi da un'attività ad un'altra senza completarne nessuna. I soggetti a cui è stato diagnosticato questo disturbo possono cominciare a fare qualcosa, passare ad altro, poi dedicarsi a qualcos'altro ancora, prima di portare a termine qualsiasi cosa. Essi spesso non soddisfano le richieste, o non riescono a seguire le istruzioni e non portano a termine compiti, incombenze o altri doveri. Questi soggetti hanno spesso difficoltà nell'organizzarsi, per svolgere le attività.

    I compiti che richiedono sforzo mentale protratto, vengono avvertiti come spiacevoli e notevolmente avversati, di conseguenza, questi soggetti evitano attività che richiedono applicazione prolungata e sforzo mentale, o che necessitano di capacità organizzative o particolare concentrazione (per es. compiti a casa o lavoro a tavolino).

    Questo evitamento è dovuto alle difficoltà del soggetto connesse all'attenzione, e non ad un'attitudine oppositiva primaria, anche se può esservi un'oppositività secondaria. I soggetti con questo disturbo sono facilmente distratti da stimoli irrilevanti, e frequentemente interrompono compiti in corso di svolgimento, per prestare attenzione a rumori senza importanza, o ad eventi che di solito sono ignorati da altri (per es. il clacson di un'auto, una conversazione di sottofondo).

    Nelle situazioni sociali, la disattenzione può essere espressa dal fatto che cambiano spesso argomento nella conversazione, non ascoltano gli altri, non prestano attenzione ai discorsi, e non seguono le indicazioni o le regole di giochi o attività.

    L'iperattività si manifesta con l’agitazione, il dimenarsi sulla sedia, il non riuscire a stare seduti a lungo, il correre in modo sfrenato o l’arrampicarsi in situazioni in cui ciò è fuori luogo, oppure ancora si esprime con difficoltà a giocare o a dedicarsi tranquillamente ad attività da tempo libero, o con il sembrare spesso "sotto pressione" o "motorizzati", oppure col parlare troppo.

    L'iperattività può variare con l'età del soggetto e col livello di sviluppo, e la diagnosi dovrebbe essere fatta con cautela nei bambini piccoli. I bambini che muovono i primi passi e i bambini in età prescolare con questo disturbo, differiscono dai bambini con una attività normale, per il fatto che sono sempre in movimento e sempre tra i piedi; essi saltellano avanti e indietro, escono "con le brache ancora in mano", saltano o si arrampicano sui mobili, corrono per la casa, e hanno difficoltà a partecipare ad attività di gruppo sedentarie all'asilo (per es. stare ad ascoltare una favola). I bambini in età scolare mostrano comportamenti simili, ma di solito con meno frequenza o intensità rispetto ai bambini che muovono i primi passi, e ai bambini in età prescolare. Essi hanno difficoltà a rimanere seduti, si alzano frequentemente, e si dimenano sulla propria sedia, oppure si aggrappano al suo bordo. Giocherellano nervosamente con oggetti, picchiettano con le mani, e agitano troppo piedi e gambe. Spesso si alzano da tavola durante i pasti, mentre guardano la televisione, o mentre fanno i compiti; parlano di continuo, e fanno troppo rumore durante attività, che dovrebbero comportare la calma. Negli adolescenti e negli adulti, i sintomi di iperattività assumono la forma di sensazioni di irrequietezza e di difficoltà a dedicarsi ad attività tranquille e sedentarie.

    L'impulsività si manifesta con l'impazienza, la difficoltà a tenere a freno le proprie reazioni, "sparando" le risposte prima che le domande siano state completate, con insofferenza nell’attendere il proprio turno, e con l'interrompere spesso gli altri o l'intromettersi nei fatti altrui, fino al punto di causare difficoltà nell'ambiente sociale, scolastico, o lavorativo. Gli interlocutori dei soggetti impulsivi, possono lamentare di non riuscire a dire una parola in una conversazione. Coloro che sono affetti da questo disturbo tipicamente fanno commenti quando non è il momento, non ascoltano le direttive, iniziano conversazioni quando non è il caso, interrompono eccessivamente gli altri, sono invadenti, arraffano oggetti altrui, toccano cose che non dovrebbero toccare, e fanno i pagliacci. L'impulsività può portare ad incidenti (per es. far cadere oggetti, sbattere contro gli altri, agguantare un tegame rovente) e al coinvolgimento in attività potenzialmente pericolose, senza considerare le possibili conseguenze (per es. usare lo skateboard su un terreno estremamente accidentato).

    4 DISTURBO REATTIVO DELL’ATTACCAMENTO

    La caratteristica fondamentale del Disturbo Reattivo dell'Attaccamento è una modalità di relazione sociale, notevolmente disturbata e inadeguata rispetto al livello di sviluppo, che si manifesta in quasi tutti i contesti, che inizia prima dei 5 anni ed è associata ad un accudimento grossolanamente patologico.

    Ci sono due tipi di sintomatologia clinica.

    Nel Tipo Inibito, il bambino è persistentemente incapace di dare inizio alla maggior parte delle interazioni sociali e di rispondere ad esse in maniera adeguata al suo livello di sviluppo. Il bambino mostra modalità di risposta eccessivamente inibite, ipervigili, o altamente ambivalenti (per es. attenzione fredda, resistenza alle tenerezze o un misto di approccio ed evitamento). Nel Tipo Disinibito, vi è una modalità di attaccamento diffuso. Il bambino mostra socievolezza indiscriminata o una mancanza di selettività nella scelta dei personaggi di attaccamento. L'anomalia non è motivata esclusivamente da un ritardo di sviluppo (per es. nel Ritardo Mentale) e non soddisfa i criteri del Disturbo Generalizzato dello Sviluppo. Per definizione, la condizione è associata ad un accudimento grossolanamente patologico, che può assumere la forma di persistente trascuratezza nei confronti dei bisogni emotivi fondamentali del bambino di benessere, stimolazione, e affetto; persistente trascuratezza nei confronti dei bisogni fisici fondamentali del bambino; o ripetuti cambiamenti della persona che principalmente si prende cura del bambino, che impediscono la formazione di legami stabili (per es. frequenti cambiamenti dei genitori adottivi). Si presume che l'accudimento patologico sia responsabile della modalità di relazione sociale disturbata.

    5 FOBIA SPECIFICA

    lLa fobia specifica è caratterizzata da un'ansia clinicamente significativa, provocata dall'esposizione ad un oggetto o ad una situazione temuti, come può essere proprio l’acqua, e che spesso determina condotte di evitamento.

    La caratteristica essenziale della Fobia Specifica è la paura marcata e persistente per cose o contesti chiaramente discernibili e circoscritte. L'esposizione allo stimolo fobico (nella nostra esperienza lo stimolo è l’acqua) provoca quasi invariabilmente un'immediata risposta ansiosa. Questa risposta può prendere la forma di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile alla situazione. Mentre gli adolescenti e gli adulti con questo disturbo riconoscono che questa paura è eccessiva o irragionevole, questo può non essere il caso nei bambini. Più spesso lo stimolo fobico viene evitato, ma talvolta sopportato nel timore. La diagnosi è appropriata solo se evitamento, paura, o ansia anticipatoria di affrontare lo stimolo fobico, interferiscono significativamente con la routine quotidiana, il funzionamento lavorativo o la vita sociale della persona, o se l'individuo è marcatamente afflitto dalla presenza della fobia.

    Nella fobia specifica, il sottotipo che ci prefiggiamo di trattare è:

    Sottotipo Ambiente Naturale. Questo sottotipo dovrebbe essere specificato, se la paura viene provocata da elementi dell'ambiente naturale, come per la paura marcata dell’ acqua. Questo sottotipo esordisce generalmente nell'infanzia.

    6 FOBIA SOCIALE

    La Fobia Sociale è caratterizzata da un'ansia clinicamente significativa, provocata dall'esposizione a certi tipi di situazioni o di prestazioni sociali, che spesso determina condotte di evitamento. Nell’ambiente piscina esposto a situazioni sociali il soggetto più facilmente potrebbe sperimentare ansia e disagio, e insieme al terapista lavorare per il superamento. La caratteristica essenziale della Fobia Sociale è una paura marcata e persistente che riguarda le situazioni sociali o prestazionali che possono creare imbarazzo. L'esposizione alla situazione sociale o prestazionale quasi invariabilmente provoca una risposta ansiosa immediata. Questa risposta può prendere forma di un Attacco di Panico situazionale o sensibile alla situazione. Gli adolescenti e gli adulti con questo disturbo riconoscono che la loro paura è eccessiva o irragionevole, ma questo può non avvenire nei bambini. Più spesso la situazione sociale o prestazionale viene evitata, sebbene venga talvolta sopportata nel timore. La diagnosi è appropriata solo se l'evitamento, la paura o l'ansia anticipatoria concernente la situazione sociale o prestazionale, interferiscono significativamente con la routine quotidiana, con il funzionamento lavorativo o con la vita sociale dell'individuo, o se la persona presenta un disagio significativo derivante dalla presenza della fobia.

    7 DISTURBO DELLA CONDOTTA

    La caratteristica fondamentale del Disturbo della Condotta è una modalità di comportamento ripetitiva e persistente, in cui i diritti fondamentali degli altri, oppure le norme o le regole della società appropriate per l'età adulta, vengono violate. Questi comportamenti si inseriscono in quattro gruppi fondamentali: condotta aggressiva che causa o minaccia danni fisici ad altre persone o ad animali, condotta non aggressiva che causa perdita o danneggiamento della proprietà, frode o furto, e gravi violazioni di regole.

    3 (o più) comportamenti caratteristici devono essere stati presenti durante i 12 mesi precedenti, con almeno 1 comportamento presente nei 6 mesi precedenti. L'anomalia del comportamento causa compromissione clinicamente significativa del funzionamento sociale, scolastico, o lavorativo. I bambini o gli adolescenti con questo disturbo spesso innescano un comportamento aggressivo con gli altri. Essi possono mostrare un comportamento prepotente, minaccioso, o intimidatorio; dare inizio frequentemente a colluttazioni fisiche; usare un'arma che può causare seri danni fisici (per es. un bastone, una barra, una bottiglia rotta, un coltello, o una pistola); essere fisicamente crudeli con le persone o con gli animali; rubare affrontando la vittima (per es. aggressione a scopo di furto, scippo, estorsione, o rapina a mano armata); oppure forzare un'altra persona all'attività sessuale. L'aggressione può assumere la forma di stupro, violenza, o, in rari casi, omicidio.

    8 DISTURBO OPPOSITIVO-PROVOCATORIO

    La caratteristica fondamentale del Disturbo Oppositivo Provocatorio è una modalità ricorrente di comportamento negativistico, provocatorio, disobbediente, ed ostile nei confronti delle figure dotate di autorità che persiste per almeno 6 mesi ed è caratterizzato da frequente insorgenza di almeno uno dei seguenti comportamenti: perdita di controllo, litigi con gli adulti, opposizione attiva o rifiuto di rispettare richieste o regole degli adulti, azioni deliberate che danno fastidio agli altri, accusare gli altri dei propri sbagli o del proprio cattivo comportamento, essere suscettibile o facilmente infastidito dagli altri, essere collerico e risentirsi, o essere dispettoso o vendicativo.

    Per definire il Disturbo Oppositivo Provocatorio, i comportamenti devono manifestarsi più frequentemente rispetto a quanto si osserva tipicamente nei soggetti di età e livello di sviluppo paragonabili, e devono comportare una significativa compromissione del funzionamento sociale, scolastico, o lavorativo. Le manifestazioni del disturbo sono quasi invariabilmente presenti nell'ambiente familiare, ma possono non essere evidenti a scuola o nella comunità.

    I sintomi del disturbo sono tipicamente più evidenti nelle interazioni con gli adulti o i coetanei che il soggetto conosce bene, e possono quindi non manifestarsi durante l'esame clinico.

    Di solito i soggetti con questo disturbo non si considerano oppositivi o provocatori, ma giustificano il proprio comportamento come una risposta a richieste o circostanze irragionevoli.

    9 SCHIZOFRENIA E ALTRI DISTURBI PSICOTICI

    I sintomi caratteristici si possono concettualmente far ricadere in due ampie categorie: positivi e negativi. I sintomi positivi sembrano riflettere un eccesso o una distorsione di funzioni normali, mentre i sintomi negativi sembrano riflettere una diminuzione o una perdita di funzioni normali. I sintomi positivi includono distorsioni o esagerazioni del pensiero deduttivo (deliri), della percezione (allucinazioni), del linguaggio e della comunicazione (eloquio disorganizzato), e del controllo del comportamento (comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico). Questi sintomi positivi possono comprendere due dimensioni distinte, che possono a loro volta essere riferite a sottostanti differenti meccanismi neuronali e correlazioni cliniche: la "dimensione psicotica", che include deliri e allucinazioni, e la "dimensione disorganizzativa", che include eloquio e comportamento disorganizzati.

    I sintomi negativi riguardano restrizioni nello spettro e nell'intensità delle espressioni emotive (appiattimento dell'affettività), nella fluidità e nella produttività del pensiero e dell'eloquio (alogia), e nell'iniziare comportamenti finalizzati a una meta (abulia).

    I deliri sono convinzioni erronee, che di solito comportano un'interpretazione non corretta di percezioni o esperienze. Il loro contenuto può includere una varietà di temi (per es. di persecuzione, di riferimento, somatici, religiosi o di grandiosità).

    I deliri di persecuzione sono più comuni; la persona è convinta di essere tormentata, inseguita, ingannata, spiata, o messa in ridicolo.

    I deliri di riferimento sono pure comuni; la persona è convinta che certi gesti, commenti, passi di libri, giornali, parole di canzoni, o altri spunti provenienti dall'ambiente siano diretti specificamente a sé stessa.

    La distinzione fra un delirio e un'idea fortemente radicata a volte è difficile da fare, e dipende dal grado di convinzione con cui la credenza viene mantenuta, nonostante l'evidenza di prove contrarie.

    Le allucinazioni possono manifestarsi con qualunque modalità sensoriale (per es. uditiva, visiva, olfattiva, gustativa e tattile), ma le allucinazioni uditive sono di gran lunga le più comuni e caratteristiche della Schizofrenia. Le allucinazioni uditive sono generalmente sperimentate come voci, sia familiari che non familiari, che vengono percepite ben distinte dai pensieri propri del soggetto.

    Il contenuto può essere del tutto variabile, benché le voci denigratorie o minacciose siano particolarmente comuni.

    I sintomi negativi della Schizofrenia (Criterio A5) rendono conto ad un consistente grado della morbilità, associata al disturbo.

    Tre sintomi negativi - appiattimento dell'affettività, alogia e abulia - sono inclusi nella definizione di Schizofrenia; altri sintomi negativi (per es. anedonia) sono classificati nella sezione sotto riportata delle "Manifestazioni e Disturbi Associati".

    L'appiattimento dell'affettività è particolarmente comune ed è caratterizzato dal viso del soggetto che appare immobile e non reattivo, con scarso contatto dello sguardo e ridotto linguaggio del corpo. Benché una persona con affettività appiattita possa sorridere e occasionalmente animarsi, lo spettro delle sue espressioni emotive è chiaramente ridotto nella maggior parte del tempo. Può essere utile osservare la persona mentre interagisce con i suoi pari, per determinare se l'appiattimento dell'affettività è sufficientemente persistente per soddisfare il criterio. L'alogia (povertà di linguaggio) è manifestata da risposte brevi, laconiche, vuote. Il soggetto con alogia sembra avere una diminuzione di pensieri, che si riflette nella diminuzione di fluidità e di produttività del linguaggio. Questo deve essere differenziato da una mancanza di volontà di parlare. Tale valutazione clinica può richiedere un'osservazione nel tempo e in una varietà di situazioni. L'abulia è caratterizzata da una incapacità a iniziare e a continuare attività finalizzate a una meta. La persona può rimanere seduta per lunghi periodi di tempo e mostrare scarso interesse nel partecipare ad attività sociali o lavorative.


    10 SINDROME DI DOWN

    La sindrome di Down è una delle più note patologie prodotte da un'anomalia negli autosomi. Il nome deriva da John Langdon Down che ha descritto la patologia nel 1862, usando il termine mongoloidismo, a causa dei tratti somatici del viso dei pazienti, che richiamano quelli delle popolazioni asiatiche orientali, quali i mongoli. Altro termine quasi sinonimo è trisomia 21.
    Poiché, di solito, questa condizione comporta diverse conseguenze negative, ci si riferisce ad essa come ad una sindrome, vale a dire un insieme di effetti anomali che si verificano contemporaneamente.
    La sindrome di Down è causata dalla presenza di un cromosoma 21 in più (o parte di esso). Circa nel 95% dei casi, la causa di questa anomalia genetica è la mancata disgiunzione dei cromosomi che si verifica durante una delle divisioni meiotiche che portano alla formazione dei gameti di un genitore; ne consegue che lo zigote avrà un assetto di 47 cromosomi, con un cromosoma 21 soprannumerario in tutte le cellule dell'individuo affetto, anziché il normale numero diploide di 46 cromosomi tipici della specie umana. Per tale motivo questa patologia è anche chiamata Trisomia 21: è da notare che la causa della sindrome può essere anche differente, come spiegato nel paragrafo successivo, quindi Trisomia 21 non è propriamente un sinonimo di Sindrome di Down.
    La sindrome può essere causata anche da un altro tipo di mutazione: la traslocazione robertsoniana, in cui un braccio del cromosoma 21 si congiunge al cromosoma 14 formando una sorta di cromosoma ibrido. Gli individui portatori di tale ibrido sono fenotipicamente normali, ma presentano un'elevata probabilità di avere figli con sindrome di Down (forma familiare). La Sindrome di Down comporta situazioni diverse di rallentamento dello sviluppo, ma in genere non preclude possibilità allo stesso: è possibile una buona integrazione e convivenza, data la volitiva capacità di apprendimento che caratterizza l'individuo down. Infine il problema del ritardo mentale è il più importante da affrontare e il consiglio generale è quello di stimolare l'attività intellettiva del soggetto, con molteplici attività fin dalla tenera età, senza pretendere grandi risultati.
    Un ruolo importantissimo è affidato ai primissimi educatori, genitori e i familiari stretti, che non devono mai smettere di insegnare anche le cose più ovvie.
    A causa dell'ignoranza della massa di persone che stanno attorno ai malati di tale malattia debilitante, i ragazzi down e in generale le persone affette sono isolate e a volte allontanate dalle classi che frequentano, ed emarginati dai gruppi. Tale comportamento, oltre ad essere incivile e inumano, è una delle cause principali dell'infelicità del ragazzo.
    Altro stimolo molto forte si può ricevere da un animale domestico (cane, gatto, cavallo) con cui viene instaurata un'amicizia profonda, che consente al Down di superare molte difficoltà. L'uso di strumenti elettronici è consigliato, dato che i Down rispondono metodicamente a comandi metodici.
    Un'altra caratteristica che distingue la crescita di un bambino con la sindrome è data dalla rigidità dell'apprendimento e della difficoltà di cambiare metodo qualora ne abbia appreso uno sbagliato. Per questo si consiglia ai genitori di avere molta attenzione nell'insegnare azioni, frasi e comportamenti, eventualmente mostrare tutte le possibili strade e azioni da fare, così che il figlio le apprenda subito tutte e poi utilizzi quella che secondo lui è più semplice.

    11 DISTURBI MOTORI

    La TMA è indicata anche per i soggetti affetti da handicap fisici. Il lavoro in acqua viene indirizzato oltre che all’aspetto motorio che l’acqua di per sé esplicita, anche all’aspetto relazionale, cognitivo ed emotivo.

    La terapia è molto valida per tetraparesi spastica, emiparesi spastica associata a difficoltà emotive, cognitive e sociale.

    La TMA ha dato buoni risultati anche con soggetti con queste difficoltà, perché è attuata in uno spazio sociale (piscina pubblica) dove gli scambi avvengono non solo tra terapista e ragazzo coinvolto nella terapia, ma anche con il gruppo dei pari e altre figure, facenti parte di quel particolare contesto sociale.

    Imparare a nuotare aumenta l’autostima e stimola il soggetto a impegnarsi in nuovi risultati. Inoltre questi, una volta acquisite competenze natatorie e sociali, frequenterà le normali lezioni di scuola e continuerà questo percorso non più terapeutico, ma ludico e ricreativo, con il gruppo dei pari.

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